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LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE Come burattini ci muoviamo, ingessati nel nostro senso del dovere. Accediamo alle aule della giustizia civile, penale e amministrativa ed iniziamo a concentraci su quello che sarà il futuro prossimo dei nostri assistiti, di noi stessi. Indossiamo la toga e, come per incanto, ci affranchiamo dalle incertezze, dalle paure, dalle frustrazioni che, per tutta la sera precedente, avevano attanagliato il nostro cervello, ripetendoci: “non ce la faccio, non ricordo”. Cos’è la toga? La toga non è un mantello nel quale ci nascondiamo, non è un lenzuolo con il quale copriamo le nostre membra. La toga è la nostra pelle. È la nostra corazza, è la nostra linfa. È questo, cari amici il senso che io ho della toga. La comprai il giorno dopo aver superato l’esame da procuratore legale. Fu, in realtà, un regalo di una vecchia zia di mia madre, la quale mi vedeva avvocato già all’età di 5 anni. Non sbagliava Zia Adelina. La custodisco nel mio cuore, così come, gelosamente, custodisco la mia toga dentro di me. Sono orgoglioso e fiero di essere un avvocato. Non so se sarò mai un bravo avvocato. Non ho discendenze illustri e la mia famiglia non annovera principi del Foro tra i propri avi. Ma, Vi prego di credermi, sono gli occhi di mia madre, la silenziosa felicità di mio padre che mi rendono più forte, anche nei momenti difficili della professione. Questi sentimenti, espressi anche in dignitosi silenzi, mi fanno felice e mi ripagano dei tutti i sacrifici che giornalmente sopporto. Miei amici, tali Voi siete, illustri colleghe e colleghi di cui mi onoro essere il Presiedente, sento la Vostra vicinanza, il Vostro affetto, la Vostra comprensione. E’ un momento difficile per la nostra nobile professione. Quale burocrate di turno, pseudo ragioniere più felice di tagliare che di costruire, ha progettato, per tutti Noi, un domani nefasto? La media conciliazione, l’abolizione della nostra Cassa; la liberalizzazione dell’accesso alla professione, l’aumento indiscriminato dei diritti di cancelleria e del contributo unificato. Diteci, cari governanti, cosa ci attende ancora? Come sarà il nostro domani? Vorrei che, per un giorno, l’intero Consiglio dei Ministri, fosse ospite della nostra Terra. Ci contraddistingue la intesa vita intellettuale oltre che le bellezze naturali e la nostra buona cucina. Offrirei a Voi tutti un bel pranzo (a spese del Consiglio dell’Ordine di Foggia, naturalmente) e, poi, passerei in rassegna tutti quegli avvocati del nostro Foro che, giornalmente si accomodano sulla poltrona dell’ufficio di presidenza e mi vengono a raccontare che, dopo trent’anni di professione, non hanno i soldi nemmeno per pagare la tassa di iscrizione ( i contributi alla Cassa, naturalmente, nemmeno a parlarne). Come crediate che mi senta? E’ una mortificazione giornaliera. Non ho rimedi né bacchette magiche. La sottocultura lanzichenecca di chi siede al posto dove si partoriscono aborti legislativi stava travolgendo la più nobile tra le libere professioni. Un sussulto v’è stato in parlamento, proveniente dagli “onorevoli” che si sono ricordati, in “zona cesarini”, di essere avvocati e, ciò, ha evitato il peggio. Oggi esistiamo ancora ma non so cosa ci aspetta domani. Un primo attacco è già partito, indirizzato alla nostra Cassa Nazionale di previdenza: la istituzione della COVIP (Comitato di Vigilanza sulle casse private) che è il preludio alla fagocitazione della CNAP da parte dell’INPS. Lascio alla vostra intelligenza ogni utile ed ulteriore commento, per non rischiare di essere scurrile! Voglio dire che gli avvocati non servono solo come serbatoio dal quale attingere voti durante le campagne elettorali. Regali non se ne fanno più. Tornate domani. Per oggi abbiamo già dato! La nostra dignità non la vendiamo né a destra né al centro né a sinistra. Vogliamo che gli impegni siano mantenuti. Se, poi, qualcuno crede che si possa fare a meno del diritto di difesa, costituzionalmente garantito, lasci questo civile Paese e vada a pontificare nella Repubblica delle Banane. Noi non ci arrendiamo e chiediamo ai nostri organi istituzionali CNF, O.U.A. e CASSA di unire le loro forze per contrastare la deriva pseudo liberista, figlia delle lobby e delle private (in)giustizie. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Foggia, statene certi, farà la sua parte. Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Foggia Avv. Mario Antonio Ciarambino
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